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Galleria AUTOBUS IN FIAMME AD OSPEDALETTO. IL PROBLEMA VERO È LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI.

L’autobus che sabato ha preso fuoco ad Ospedaletto Euganeo, mentre trasportava una settantina di studenti, o i deragliamenti del metrobus, fanno notizia, vengono segnalati dai media, provocano qualche momentanea discussione. Poi tutto torna nel silenzio fino al prossimo incidente, speriamo ancora senza danni alle persone.
Ma gli incidenti eclatanti, uniti ai frequenti guasti “minori” dovuti a carenze di manutenzione, i disservizi, i mezzi obsoleti e zeppi nelle ore di punta, le proteste per le condizioni e l’organizzazione del lavoro, parlano chiaramente di un problema non episodico ma strutturale in BusItalia.

Bus incendio-2

Padova, come ogni altra città dei nostri giorni, avrebbe bisogno di un servizio di trasporti esteso ed efficiente, capace di costituire tutti i giorni un’alternativa reale e di massa al trasporto privato, contribuendo in maniera significativa alla lotta ad un inquinamento che è causa di malattie che colpiscono tutti ma, è ormai più che dimostrato, in particolare bambini, giovani e anziani.
Servirebbero più linee, più corse, mezzi più moderni e meno inquinanti, numero di lavoratori all’altezza della necessità, manutenzioni accurate e frequenti.
Queste necessità evidenti richiederebbero però investimenti e una visione di insieme in grado di “mettere a bilancio” anche i risparmi ottenibili indirettamente, ad esempio in termini di minore spesa sanitaria, minori ritardi a scuola ed al lavoro, minori spese di manutenzione stradale, eliminazione della necessità di nuovi parcheggi, magari in centro, con conseguente risparmio anche di suolo. In atre parole, consistenti risparmi di soldi pubblici: cioè di tutte/i.
Ma BusItalia è una società di capitali. Il suo compito è produrre profitti, cosa che per altro fa con un consistente contributo di finanziamenti pubblici (ovvero, ancora, di soldi “di tutte/i”). Non le compete occuparsi degli effetti collaterali, benefici o malefici, delle sue politiche aziendali.
Certamente, i soci pubblici di BusItalia possono e debbono influenzare quelle politiche, ma altrettanto certamente non possono imporre ai soci privati scelte che, per tenere conto di benefici collettivi, limitino le possibilità di profitto degli azionisti.
Il problema vero è la privatizzazione dei servizi, l’abbandono dei beni comuni alla logica del profitto. L’unica soluzione vera è il ritorno sotto il controllo delle amministrazioni locali, non solo dei trasporti ma di tutti i beni comuni. Non solo è possibile. E’ necessario!
Giuseppe Palomba, segretario prov.le Rifondazione Comunista Padova

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