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Una corrispondenza dalla Bolivia su scontro tra coop minatori e governo

Fonte: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=24712

Pubblichiamo la lettera che il nostro compagno sindaco di Santomenna (SA) e attivista internazionalista ha inviato ai giornali italiani su quel che sta accadendo in Bolivia. 

Egregio Direttore, mi trovo in Bolivia, in visita di conoscenza del paese: dalle 31 etnie andine del “Estado plurinacional de Bolivia”al sistema politico boliviano. Così, sento l’esigenza, come ho fatto da altre parti del mondo (Palestina, Kurdistan, Siria, Turchia, Iraq ecc), per quotidiani e radio nazionali, di esporre, da indipendente, ciò che ho potuto conoscere.] Il 25 agosto è stato ucciso in circostanze misteriose il viceministro dell’interno boliviano, Rodolfo Illanes. La versione dei mass media locali accredita l’ipotesi che i minatori in sciopero lo avrebbero sequestrano e picchiano a morte. Nel frattempo, la polizia – che ha ricevuto ordine del presente boliviano, Evo Morales, di non aprire il fuoco sulla folla durante le proteste che i minatori stanno portando avanti da molte settimane – ha arrestato circa 100 persone che avevano preso parte alle proteste e ai blocchi nella zona di Panduro, 160 chilometri da La Paz, dove il viceministro si era recato per trattare con loro. Parlando ai media locali, Illanes aveva assicurato di essere in ottime condizioni e «protetto dai miei compagni», ma dopo poche ore è stato trovato il suo corpo senza vita. Tuttavia, la dinamica non è del tutto chiara. Molti sono i rumors, inoltre, che accreditano l’ipotesi che l’assassinio farebbe parte di una strategia della tensione tesa a provocare polizia e governo e a creare confusione in paese, al fine di creare le premesse destabilizzanti per defenestrare Evo Morales (primo presidente, “indigeno” del paese, o più politically correct, in accordo alle leggi antirazziste recentemente decretare, primo presidente “nativo”), che l’anno scorso è stato rieletto a furor di popolo per il terzo mandato. I giornali di destra, poi, fomentano la tensione divulgando notizie risultate false circa mandati di arresto dei capi dei minatori. Di certo c’è che Ii ministro dell’Interno, Carlos Romero, ha confermato che Illanes è stato assassinato «in modo brutale e vigliacco». Il ministro della Difesa Reymi Ferreira ha assicurato in tv che «il governo non lascerà questo crimine impunito». I minatori, che lavorano nella forma dei così detti “cooperativistas” (membri di cooperative che operano nel sistema estrattivo misto previsto dalla costituzione: azienda pubblica, azienda privata o cooperative) partecipano al guadagno delle operazioni estrattive, che non è sempre lauto come vorrebbero, ma subisce spesso le oscillazioni del mercato, quindi, pretendono più concessioni minerarie, mani libere in tema di precauzioni ambientali, e di avere il diritto a fare affari direttamente con aziende private straniere anziché esclusivamente con l’agenzia pubblica COMIBOL, e, inoltre, chiedono maggiore voce in capitolo nelle materie minerarie. Ovvero, pongono il rifiuto della legge 535 che impedisce alle imprese private (nazionali o transnazionali), di investire nelle concessioni dei cooperatori, che cedendole ad esse, snaturano la ratio della legge: le concessioni minerarie vengano concesse dalla Comibol! Ma allo stesso tempo i cooperativistas non vogliono che i loro lavoratori subordinati (che nel frattempo hanno assorbito senza la qualifica di socio, in un sistema che snatura la legge) siano sindacalizzati. La cosiddetta cooperativa, cioè, vuole la libertà di associarsi con multinazionali e sfruttare le risorse naturali in modo da ottenere il massimo guadagno possibile sia dalla Madre Terra che dei loro dipendenti. Ma il governo, seppure riconoscendo il valore storico del blocco sociale dei cooperativistas quale determinante per il processo di democratizzazione del paese, pur assicurando il dialogo, è costretto a rispondere picche, perché non può violare la sovranità del popolo boliviano sulle risorse naturali stabiliti dalla Costituzione dello Stato. Inoltre, un punto cruciale del programma di governo è implementare la tecnologia per lo sfruttamento autonomo delle risorse minerarie, seppure i minatori cooperativisti, fomentati dalle destre imperialiste, criticano l’assenza di tecnologia adeguata per realizzare lauti guadagni subito. La situazione non è certo facile. Negli scontri dei giorni scorsi, che hanno interessato anche la circolazione in alcuni assi viari, sono rimasti già uccisi tre minatori, di cui uno la mattina stessa in cui è arrivato il viceministro, e episodio, quindi, che avrebbe “provocato” (o fornito l’alibi?) la reazione vigliacca dei minatori nei confronti del viceministro. C’è da dire che con il governo di Evo Morales la Bolivia vive un momento di assestamento delle complesse dinamiche di perequazione sociale. In tutto ciò i minatori, che sono equiparabili tutt’altro che a lavoratori subordinati – come fu per gli autotrasportatori al tempo di Salvador Allende in Cile -, sono facili strumenti nelle mani delle destre imperialiste che bramano di mettere le mani sulle riserve minerarie della Bolivia. Una su tutte la COMSUR di proprietà dell’ex presidente Sanchez de Losada. Le attività estrattive riguardano soprattutto zinco e piombo, ma anche stagno e argento. Particolare, poi, è il caso del Litio (fondamentale per le batterie ricaricabili, come per le vetture ecologiche), le cui riserve (specialmente concentrate sotto le saline di Uyuni) fanno azzardare il paragone di una Bolivia come il “Medio Oriente del Litio”. E quindi il tema è proprio questo: la Bolivia deve diventare terra di conquista delle multinazionali estrattive (complici i cooperativistas) che foraggerebbero pochi, o tentare pian piano, in maniera autonoma, una politica economica che redistribuisca la ricchezza alla stragrande maggioranza dei cittadini che non versa in ottime condizione economiche, attraverso la regolamentazione pubblica delle immense risorse di cui è ricco il paese, evitando le sirene dei lauti guadagni subito e per pochi, se non le fauci imperialiste?

La Paz, Bolivia.

Massimiliano Voza

attivista internazionalista (in Bolivia, in visita di conoscenza del sistema politico boliviano e delle etnie andine); membro cardiologo della staffetta sanitaria Rojava Calling (Kobanê, Rojava, Kurdistan, Siria); sindaco di Santomenna (SA)

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