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10 OTTOBRE 2020: GIORNATA INTERNAZIONALE SFRATTI ZERO. PADOVA, PIAZZA DELLE ERBE ORE 11, PRESIDIO PUBBLICO

10 OTTOBRE 2020: GIORNATA INTERNAZIONALE “SFRATTI ZERO”

Destiniamo parte dei fondi del recovery fund per il diritto all’abitare e al welfare cittadino.

PADOVA, PIAZZA DELLE ERBE ORE 11, PRESIDIO PUBBLICO

Anche a Padova, intorno al tema della casa e dell’abitare si intreccia uno dei nodi fondamentali del ragionamento per un nuovo welfare, che sia in grado di bilanciare le esigenze di sostenibilità sociale con le sfide ambientali che i tempi ci impongono.
La casa è un bene primario in assenza del quale si cade in un meccanismo di profonda e perversa precarietà esistenziale che investe tutti gli ambiti della propria vita.
In questo senso la casa è importante non solo per il “tetto sulla testa”, che pure rappresenta il bisogno in senso stretto, ma anche per tutta una serie di aspetti relazionali e sociali che fanno della propria abitazione un punto da cui partire per autodeterminare la propria esistenza a 360 gradi.
Il fenomeno di una sempre più marcata difficoltà nell’accesso a questo bene primario, da parte di numerosi e diversi soggetti sociali, rappresenta dunque oggi la sfida centrale per un welfare inclusivo che permetta a tutti, al di là del mercato e dei suoi meccanismi, di avere la possibilità di un futuro che altrimenti verrebbe negato.
Giovani precari, anziani pensionati, immigrati sono alcune tra le categorie maggiormente escluse dal mercato degli affitti e della compravendita. Privi delle garanzie bancarie necessarie per l’acquisto di un’abitazione, con redditi mensili insufficienti a pagare gli affitti sempre più alti che caratterizzano le principali città italiane, i “precari della casa” vivono in un limbo fatto di molti traslochi, di lunghi spostamenti dalle periferie remote delle metropoli, di contratti al nero, di morosità, fino alla vera e propria disperazione degli sfratti forzosi.
Il dramma sociale rappresentato dall’impossibilità di avere una casa va dunque oggi ben al di là dello stereotipo del “senza casa” come soggetto svantaggiato, con handicap, anziano, disoccupato di lungo periodo, o donna sola con figli a carico.

Oggi sono privati della possibilità di accedere ad un’abitazione anche i cosiddetti working poors – soggetti che pur inclusi nel mercato del lavoro non hanno redditi continuativi e sufficienti per sostenere il costo dell’affitto – o i tanti migranti che seppur regolari subiscono discriminazioni da parte di un mercato dell’affitto disposto a speculare anche su diffidenza e razzismo.

Il dramma della crisi sanitaria legata al Covid-19 acuirà maggiormente la questione: le migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno subìto la cassa integrazione, la perdita del lavoro e quindi in generale la mancanza per mesi (anni alcuni) di reddito, porterà, come già alcuni dati ci dicono, ad una impennata di sfratti esecutivi per l’anno prossimo.
Di fronte a questi processi, l’attuale assetto delle politiche abitative risulta del tutto inadeguato nel far fronte alle dimensioni e alle caratteristiche di quella che ormai è a tutti gli effetti una ‘emergenza abitativa’. In questo contesto matura il cosiddetto paradosso abitativo, con milioni di alloggi lasciati vuoti a fronte di centinaia di migliaia di persone e famiglie che si trovano a dover vivere sotto sfratto.

In molti rioni di Padova, in cui i nostri Sportelli operano, il processo di dismissione e di privatizzazione è particolarmente evidente, se si guarda alla politica dell’ATER di Padova, l’Azienda che fa riferimento alla Regione incaricata di gestire il patrimonio immobiliare pubblico.
Da anni ATER lascia decine di alloggi vuoti (ad oggi se ne contano centinaia in tutta la città) lamentando pretestuosamente la carenza di fondi per le manutenzioni, quando il solo obbiettivo è quello di venderli all’asta. Stesso discorso vale per le grandi proprietà immobiliari e gli enti pubblici (vedi Inps nel rione Palestro).

Questo comportamento è inaccettabile se si considerano le decine di famiglie che a Padova si trovano sotto sfratto o sono ospitate in strutture di emergenza, ma non fa che rendere evidente come l’ATER, nonostante gestisca un patrimonio pubblico, agisca da privato.
Contrastare e denunciare pubblicamente l’arroganza di ATER e la staticità del mercato immobiliare privato è molto importante, così come mobilitarsi per bloccare gli sfratti, ma occorre anche costruire delle buone pratiche per restituire al patrimonio immobiliare sfitto un valore d’uso che tenga conto dei bisogni sociali.
Una di queste è l’Autorecupero. I progetti di autorecupero possono costituire una soluzione per l’emergenza abitativa e allo stesso tempo presentare aspetti positivi e di utilità per tutta la cittadinanza.
Da questo punto di vista, occorre aver presente che in Italia sono soggetti a cementificazione, quotidianamente, circa 100 ettari di terreno: 100 campi di calcio che giornalmente vengono sottratti al patrimonio ambientale, all’uso pubblico, che vanno a gravare ulteriormente sulle risorse a disposizione delle amministrazioni locali.
Con i progetti di autorecupero non solo è possibile attutire l’impatto ambientale e sociale di ulteriori espansioni urbane, ma è anche possibile ridare nuova vita a spazi altrimenti destinati al degrado, con un riscontro positivo immediato in termini di reale riqualificazione urbana per i quartieri nei quali sono collocati.
Il dibattito che svilupperemo a partire da questi temi, vuole essere un contributo sulla strada della costruzione di un nuovo diritto alla casa e all’abitare per tutte e tutti. In questo, il tema della rimunicipalizzazione del patrimonio pubblico diventa fondamentale per dare un segno di discontinuità rispetto al passato, sia per il diritto all’abitare che per dare nuova vita ai progetti e agli spazi sociali in città.

Chiediamo con forza all’amministrazione cittadina di prendere molto seriamente le nostre proposte e di scegliere di iniziare a lavorare con i soggetti che in città lavorano su questo, costruendo un tavolo permanente che punti a degli obbiettivi praticabili e sui quali non si può più soprassedere. Per la prima volta c’è la possibilità di utilizzare i fondi europei per il diritto all’abitare, creiamo politiche sulla casa nuove ed includenti.

Blocco di tutti gli sfratti anche per il 2021
Inizio dei progetti di autorecupero
Censimento di tutti gli immobili sfitti
Requisizione e aumento Imu per i grandi proprietari che non utilizzano gli immobili
RI-municipalizzazione delle proprietà del Comune

RISPETTO A QUESTI PUNTI NON SIAMO DISPOSTI PIÙ AD ATTENDERE.
E’ IL MOMENTO DI AGIRE, ORA!

Sfratti zero_10 ottobre 2020

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