SPORTELLO SOCIALE/GAP – CASA DEL POPOLO “MERI RAMPAZZO”
10 LUGLIO 2025
Questa mattina siamo impegnati e lo saremo anche domani, per una famiglia, con compagne/i a dello sportello sociale di via Bajardi 1, a sostenere una lavoratrice sotto sfratto.Deve lasciare la casa in cui vive per morosità incolpevole. Ha perso il lavoro e non ha più potuto pagare l’ affitto. Una donna sola che vive con il suo cane e il suo gatto. Ora ha di nuovo un lavoro in una cooperativa Multiservizi . 7 euro e 60 centesimi all’ ora per un part time di 18 ore settimanali. Di più non le è concesso fare. Le possibilità di trovare un alloggio nel mercato privato sono meno di zero. Il comune le ha detto che le darà una mano, vedremo.
Il punto ovviamente è un altro: l’ impossibilità di accedere al diritto all’ abitare,
I salari e i compensi per settori del lavoro autonomo, da miseria, sono figli del generale schiacciamento verso il basso delle condizioni di vita dei ceti popolari maturati in decenni di politiche liberiste. Se ne esce solo se c’è una forte consapevolezza di questo e se si pratica e si diffonde il conflitto sociale e si rovesciano le politiche che lo hanno reso possibile.
Su questo concretamente ci si misura. A tutti i livelli
SPORTELLO SOCIALE/GAP – CASA DEL POPOLO “MERI RAMPAZZO”
11 LUGLIO 2025
SFRATTO RINVIATO AL 7 NOVEMBRE
Anche questa mattina, come sportello sociale di via Bajardi.siamo a difendere una famiglia sotto sfratto. La casa dove vivono e sono in cinque , moglie marito, un figlio appena maggiorenne e due minori. Devono lasciare la casa acquistata da un’ altra famiglia di migranti. Andare nel ” cosiddetto mercato libero” non esiste. Case in affitti non ce ne sono , missione impossibile per chi ha un basso reddito e viene da un paese del magrheb. La miscela esplosiva della dismissione del patrimonio pubblico di alloggi popolari, delle alienazioni che si sono succedute negli anni, dei mancati investimenti e della crescita esponenziale della rendita immobiliare ha determinato una situazione per cui è più facile trovare, per chi non ha redditi importanti, una miniera di oro che una casa. Qui siamo. Nemmeno le necessità di garantire a un alloggio decente a chi nel pubblico come nel privato trova lavoro nella nostra regione ha determinato un cambio di passo nelle politiche abitative della giunta veneta e di molti comuni né tantomeno del governo Meloni. Il consenso dei ceti proprietari, dei percettori di rendite dei nuovi squali dell’ economia del turismo e’ uno dei pilastri su cui si regge il centrodestra, le conseguenze sono chiare ed evidenti. Che il diritto all’ abitare, sia un terreno di conflitti, latenti od espliciti ce lo dice chiaramente la propaganda della destra e la legge sulla sicurezza. Il punto vero è che la lotta per la casa non può essere affrontato soltanto ed esclusivamente dai sindacati degli inquilini dagli sportelli, dalle reti solidali. La forbice fra salari e redditi da lavoro,sempre più bassi, e la crescita degli affitti dice che questo è un tema che va affrontato dentro un orizzonte più ampio, dentro un conflitto generale che contrasti lo schiacciamento verso il basso della condizione di settori popolari sempre più ampi. Nel Luglio del 1969 lo sciopero generale per la casa. contro gli sfratti e l’ aumento degli affitti, vide una straordinaria partecipazione. A Torino gli operai della fiat e i proletari torinesi fecero una durissima manifestazione che sfociò nella battaglia di corso Traiano, così tanto per ricordare. Magari oggi sarebbe già tanto e, comunque un passo avanti. che insieme all’ aumento dei salari, alla riduzione dell orario di lavoro, la sicurezza nei luoghi di lavoro, nelle piattaforme sindacali e in scioperi auspicabilmente unitari si mettesse anche il diritto alla casa e la richiesta di forti interventi pubblici per poterlo garantire
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