Mentre imperversa e si approfondisce la crisi in settori di estrema rilevanza dell’apparato industriale del nostro Paese, dall’auto alla siderurgia e alla chimica di base, e in generale della produzione manifatturiera, aggravata dall’assenza di politiche industriali degne di questo nome, a Venezia si profila la possibile chiusura di un’azienda aerospaziale importante: la SuperJet International. Un’azienda di un settore che non è certamente in crisi, che dà lavoro a 110 lavoratori. Un’azienda partecipata con una quota minoritaria da Leonardo e quella maggioritaria (90%) di proprietà russa e, quindi, oggetto delle famose sanzioni che dovevano mettere in ginocchio Putin e invece ci hanno messo letteralmente alla canna del gas statunitense – notoriamente molto più caro – con i noti effetti sulle aziende e le famiglie italiane.
Ora, il rimpallo tra le varie istituzioni competenti, ma soprattutto l’inerzia del MEF, mette in discussione una possibile continuazione delle attività e i posti di lavoro.
Nel Veneto, oltre alla passione che ispirano a chi governa questa regione, il prosecco e il turismo non sono certo gli asset principali delle produzioni di questo territorio che hanno nella manifattura l’architrave portante: manifattura già scossa dalle trasformazioni in corso nell’economia mondiale.
Bisogna agire subito non solo per dare certezze e garantire il reddito di chi lavora, ma anche per mantenere nel territorio un’attività importante anche sotto il profilo industriale.
Per tutto questo, Rifondazione Comunista è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di SuperJet International, e sostiene le richieste avanzate dai sindacati che li rappresentano.
Paolo Benvegnù, responsabile nazionale Lavoro Prc
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